Combatto ogni giorno per i nostri valori, le nostre radici, la nostra storia.


La direttiva europea Case Green è sbagliata nell'impostazione, irrealistica negli obiettivi e destinata a colpire soprattutto Paesi come l'Italia. Per questo, la Commissione europea dovrebbe riscriverla, non aprire procedure d'infrazione.
Per questo ho presentato una interrogazione urgente, sottoscritta dalla delegazione della Lega, a seguito della decisione di Bruxelles di avviare procedure d'infrazione contro tutti i 27 Paesi dell'Unione per il mancato recepimento della direttiva EPBD sulla casa.
La vera domanda è perché la Commissione insiste nel difendere una legge che nessuno è stato in grado di applicare. Se tutti i 27 Stati membri sono in ritardo, è evidente che il problema non sono gli Stati, ma una normativa pensata da qualcuno che ha divorziato con la realtà.
La direttiva è simbolo di un Green Deal concepito senza valutare le profonde differenze tra i Paesi europei: l'Italia rischia più di tutti. Abbiamo uno dei patrimoni immobiliari più estesi, antichi e diffusi d'Europa, costituito in gran parte da abitazioni private. Immaginare di imporre gli stessi obblighi previsti per realtà completamente diverse significa mettere a rischio il valore delle case e scaricare costi insostenibili su milioni di famiglie.
Con l'interrogazione chiedo alla Commissione di rivedere profondamente la direttiva, fino a valutarne il ritiro, e perché abbia scelto la strada delle procedure d'infrazione invece di aprire un confronto con gli Stati Membri per costruire una normativa applicabile nel concreto. Bruxelles continua a rispondere con intransigenze burocratiche a problemi dannatamente reali. Le procedure d'infrazione non risolvono una legge sbagliata. La Commissione dovrebbe avere il coraggio di correggere i propri errori, non quello di mettere sotto accusa governi e cittadini. Se una direttiva non funziona in nessuno dei ventisette Stati membri, è quella stessa direttiva che deve cambiare.


Droga, armi e immigrazione clandestina: la Rotta Balcanica rappresenta oggi una delle principali minacce alla sicurezza del Nordest. Va cancellata.
Dopo la maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e dalla Guardia di Finanza di Trieste, chiedo un rafforzamento del ruolo di Frontex. E' necessario insistere fino alla cancellazione della Rotta Balcanica.
Ho presentato una interrogazione per chiedere nuove iniziative a livello europeo e un confronto con le istituzioni sul presidio dei confini.
La Rotta balcanica non è soltanto un canale dell'immigrazione clandestina, ma un'infrastruttura criminale lungo la quale viaggiano droga, armi e denaro sporco che finisce direttamente nelle nostre città.
È necessario che Frontex, l'agenzia europea preposta alla difesa dei confini esterni dell'Unione Europea, venga potenziata con risorse e strumenti adeguati e sia specificamente dedicata anche a far fronte a questa nuova emergenza, che porta morte nelle strade del Nordest italiano.
Ho scritto una lettera alla Commissione parlamentare LIBE, competente in materia. Per contrastare l'importazione di cocaina, eroina e armi da fuoco servono contromisure serie e urgenti.
L'inchiesta dell'antimafia svela un'organizzazione criminale strutturata che importava fiumi di droga attraverso la rotta balcanica, tramite pedine alle quali era delegato il compito di alimentare la rete dello spaccio e, contestualmente, di gestire il fiorente mercato delle armi clandestine. Questo sistema non era il frutto di azioni estemporanee, ma una prassi ormai consolidata. La piovra criminale allunga i suoi tentacoli soprattutto sul nostro territorio, colpendo in modo mirato, in questa stagione, le località turistiche e proiettando un'ombra oscura su Lignano, Grado, Sistiana e Bibione.
Le conclusioni dell'indagine sono perfettamente compatibili con quanto riportato dall'Annual Risk Analysis pubblicata recentemente dalla stessa Frontex, che definisce i Balcani un'area a rischio medio-alto per la sicurezza delle frontiere esterne dell'Unione Europea. I dati sono tanto chiari quanto crudi: aumentano le organizzazioni criminali dedite all'importazione di droga e armi nel Nordest, i passeur sono sempre più pericolosi e i Balcani rappresentano un corridoio strategico per il narcotraffico diretto verso l'Europa.
Serve una posizione chiara e decisa da parte dell'Unione Europea per contrastare questo fenomeno.


Dimezzate le risorse per la promozione dell’agroalimentare, nel programma 2027? E' l’ennesima ipocrisia della Commissione Europea verso produttori e consumatori.
Hanno già dimenticato ed archiviato tutti i proclami sulla necessità di informare i cittadini sui benefici di una dieta sana, basata su prodotti locali da filiera breve.
Questa Commissione, da tempo, dice tutto e il contrario di tutto. La promozione delle produzioni locali è, al contrario, un investimento strategico per proteggere le nostre imprese agricole dall’invasione di prodotti non garantiti, provenienti da Paesi terzi.
Ho quindi presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Europea, chiedendo l’immediato ritiro di questa assurda proposta.


L’Ue vuole eliminare il piombo dagli attrezzi da pesca. Eccola l'ultima follia ideologica della Commissione europea.
Il divieto di utilizzo e commercializzazione di reti e lenze contenenti piombo è solo l'ennesimo balzello a carico degli operatori del settore e colpirà negativamente anche la pesca sportiva.
La stretta dell’UE sull’uso del piombo è un attacco frontale a un comparto strategico per il Paese, che solo in FVG e Veneto dà lavoro a migliaia di famiglie e custodisce la nostra cultura del mare. Non solo. Le restrizioni di Bruxelles colpirebbero anche i pescatori sportivi, che solo in italia sono 2 milioni.
La proposta di inserire modifiche restrittive senza offrire sostegni economici o alternative pratiche un’ennesima follia. Difendere l'ambiente non significa distruggere il lavoro o vessare una passione. Meno ideologia, più rispetto.
A questa folle decisione, ovviamente, ci siamo opposti e ci opporremo in ogni sede. Giù le mani dai nostri pescatori!

Attentato islamista a Berlino:

Attentato islamista a Berlino: 1 morto e 29 feriti.
L’Europa è ancora una volta sotto attacco del fondamentalismo islamico.
Anni di sinistra, politiche “pro-invasione” e filo islamiche hanno portato a tutto questo. Hanno sottovalutato le mie e le nostre denunce, hanno preferito attaccare noi e difendere il radicalismo... e questi sono, purtroppo, i risultati.
Ho deciso di presentare una interrogazione alla Commissione Europea per chiedere conto di come intendere difendere l'Europa dagli attentati di matrice islamica che continuano a moltiplicarsi. O agiamo ora o sarà la fine della nostra civiltà.

Vittoria storica!
Non è solo una questione di urbanistica.
In Italia valgono la nostra Costituzione e le nostre leggi.
Nessuna deroga per l’Islam radicale: No alla poligamia, No alla prevaricazione sulle donne, No a modelli incompatibili con i nostri valori e con il nostro sistema giuridico.
La sentenza del Consiglio di Stato sulla moschea abusiva di Monfalcone segna la linea per tutta Italia. I Sindaci ora hanno lo strumento definitivo.
L’arroganza ha trovato un muro. La Corte ha dato ragione al Comune di Monfalcone, confermando la possibilità di sequestrare la moschea abusiva di fronte al perpetrarsi della scelta di ignorare le ordinanze del Comune da parte della comunità islamica.
Chi vive in Italia rispetta le nostre regole.

La moschea abusiva va chiusa.
Moschea abusiva di via Turazza: ho presentato un esposto in Procura contro il Sindaco. La moschea va chiusa.
La misura è colma, ho presentato un esposto alla Procura per denunciare il Sindaco di Padova per non aver fatto rispettare l'ordinanza di chiusura della moschea abusiva di via Turazza. La sua è complicità ideologica con l’islam più radicale.
In questi due anni ho presentato accessi agli atti, acquisito documentazione, incontrato i cittadini, diffidato formalmente il Sindaco a procedere con la chiusura e mantenuto alta l'attenzione mediatica sulla vicenda.
Grazie al nostro lavoro e alla nostra pressione costante, nell'ottobre 2025, dopo tredici anni di abusi, siamo riusciti a mettere all'angolo il Sindaco e a ottenere una prima grande vittoria: l'ordinanza che ha disposto il ripristino della destinazione d'uso dell'immobile, imponendone di fatto la cessazione dell'utilizzo come moschea.
Al centro islamico erano stati concessi ben novanta giorni per adempiere, ma ormai sono trascorsi oltre sei mesi e nulla è cambiato.
L’immobile continua ad essere usato come luogo di culto e i cittadini continuano a essere ostaggio del comportamento dei frequentatori della moschea, che si sentono più che mai intoccabili e continuano a vessare i residenti del quartiere con provocazioni e minacce.
L'aspetto più inaccettabile, e giuridicamente rilevante, è che sia stata la stessa Amministrazione comunale a non agire, abdicando al proprio ruolo e rinunciando a utilizzare gli strumenti amministrativi di cui dispone per far rispettare una propria ordinanza.
Per queste ragioni ho presentato un esposto affinché vengano verificati eventuali profili di responsabilità, sia penale sia civile, in capo al Sindaco e agli uffici competenti. Quei cittadini hanno il diritto di vivere liberi da minacce e abusi. Il Comune aveva prospettato nei mesi scorsi il trasferimento del centro islamico in un'altra zona di Padova, senza farlo, ma mon ci siamo ancora. Spostare il problema non significa risolverlo. Il profilo urbanistico è solo uno dei gravi motivi per cui moltissime moschee in Italia risultano irregolari, ma bisogna anche chiedersi cosa avviene al loro interno e cosa che viene predicato. In via Turazza “ospiti” persino dormono all'interno della struttura: luoghi di questo tipo possono trasformarsi in ricettacoli di illegalità, dove sedicenti imam diffondono dogmi incompatibili con le nostre leggi e con i nostri valori, fino a nascondere potenziali criminali.
Manca, per volontà delle stesse organizzazioni islamiche, un'Intesa con lo Stato, come invece prevede la Costituzione, che disciplini l'esercizio del culto islamico garantendo il primato assoluto delle leggi dello Stato su qualsiasi precetto religioso e assicurando trasparenza e controlli su ciò che accade all'interno di questi luoghi: dai bilanci alle predicazioni, fino all'individuazione dei responsabili e dei predicatori.
Per questo come Lega abbiamo presentato una proposta di legge sulle confessioni religiose prive di Intesa, il nostro obiettivo è quello di contrastare la diffusione del fanatismo islamico e il proliferare di moschee abusive. Senza regole chiare, trasparenza e controlli, non può essere concesso alcuno spazio all'islam.

Lo dico da più di 10 anni: nei luoghi pubblici si va a volto scoperto!
Ora arriva un risultato storico.
Grazie al Ministro Valditara per aver portato avanti la richiesta partita da Monfalcone e che ora arriverà a tutto il territorio nazionale.
VIETATO entrare a scuola con il volto coperto. Non mandi tua figlia a scuola per questo motivo? Ti TOGLIAMO IL PERMESSO DI SOGGIORNO!
Adesso avanti tutta con l’approvazione al Senato dell’emendamento Lega che vieta il velo integrale nei luoghi pubblici!
Il rispetto delle regole vale per tutti, senza eccezioni.

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